Mi stava sulle palle Renzi…

L’amara vignetta di Staino mi spinge a pubblicare alcune riflessioni che avevo disseminato fra i commenti di vecchi post, quando ancora mi ostinavo a condividere articoli e vignette che esaltavano l’involontaria comicità delle gesta grillesche. Poi, le gaffe, le stupidate, le spacconate dei nostri governati sono diventate così eclatanti (come quelle di oggi che di fronte ai dati ISTAT sulla recessione, Cip dice che è sempre colpa del PD e Ciop dice che i dati sono taroccati!) che ho smesso di rimbalzarle, anche per non fare il loro gioco: usare armi di distrazione di massa per coprire insipienza e/o pericolose strategie.

Staino, con la solita saggezza, ci ricorda che a votare i populisti (o sovranisti o…) non sono stati solo gli ignoranti o i cosiddetti analfabeti funzionali (quelli stanno da tutte le parti, ma soprattutto non vanno a votare). Ma anche la gente come me, come noi. Oltre il 30 % dei miei colleghi insegnanti hanno votato i grillini. E conosco tanti “compagni” di viaggio che dopo anni di militanza nella sinistra storica, questa volta si sono votati alle stelle.

Come Giuliana, la mia sempre amata prof di francese del liceo, che dopo decenni di militanza a sinistra, dopo aver fatto la barricadiera, la consigliera, l’assessora… alle soglie degli ottanta si è ribellata al renzismo votando le stelle. E all’ultima cena di classe, abbiamo pure litigato. Per questo.

Perché mentre io tentavo di sostenere che il suo voto (eravamo a maggio-giugno, e il governo gialloverde era ancora in divenire) avrebbe rischiato di spalancare le porte all’avventurismo di destra, lei rivendicava con rabbia il suo diritto a ribellarsi, a votare per il cambiamento (cambiamento per il cambiamento), a votare contro il renzismo che “aveva tradito la storia della sinistra italiana”.

E la storia, ricordati – mi diceva – è maestra di vita!

Cara Giuliana, non credo che la storia sia maestra di vita (altrimenti il secolo scorso non sarebbe stato il peggiore della “storia”). Credo però che la storia, talvolta, possa essere utile per capire il presente. E la storia ci ha insegnato che tutte le volte che qualcuno si è arrogato il diritto di parlare a nome del popolo, di agire per conto del popolo, di essere amico del popolo, di essere l’avvocato del popolo… a rimetterci è sempre stato il popolo (la parte più debole e fragile del popolo).

Sotto le macerie della storia sono stati sepolti gli ultimi, mentre sopra le macerie della storia hanno danzato e banchettato i populisti di turno. Da Savonarola a Robespierre, da Stalin a Benito (Adolfo, Franco, Pinochet, …), chi si è presentato come “unto” dal popolo non si è certo distinto come costruttore di pace, benessere e libertà.

E chi s’affaccia al balcone su folle adoranti, chi ha eletto come festa nazionale il Vaffaday, chi s’affida ai rutti di un guitto, chi vende illusioni, chi sconfigge la povertà per decreto, chi vive di capri espiatori, chi afferma di aver risolto il problema della sicurezza indossando divise… mi fa un po’ ridere, un po’ pena, un po’ paura.

Perché vedi, cara Giuliana, guardando proprio alla storia, temo che la partita in gioco non sia solo se si fanno più o meno danni rispetto a Gentiloni-Renzi-Monti-Berlusconi, ma se riusciamo a continuare questo percorso complesso (e non semplificabile in cinguettii o urla da social) che si chiama democrazia, riformismo, processo europeo… oppure se torniamo all’avventurismo, ai soli dell’avvenire, ai bienni rossi, o ai ventenni neri.

Ma capisco che questo discorso possa apparire melodrammatico. E soprattutto troppo lungo, noioso, poco adatto ai ritmi dei social. Per cui, lasciamo stare la storia e torniamo alla cronaca. Solo per ricordarti se ti capita di avere dei dubbi, se ti succede di non sentirti proprio bene accanto ai nuovi compagni di viaggio, puoi sempre contare su di noi. Noi che magari discutiamo all’infinito su questo o quel modo di essere più o meno riformisti, più o meno liberali, più o meno liberisti… ma ti assicuro che siamo tutti, sempre e comunque d’accordo con il buon vecchio Winston:

“La democrazia è un sistema pieno di difetti, ma teniamocelo stretto perché TUTTI gli altri si sono dimostrati peggiori”.

Torniamo sulla stessa barca, Giuliana. Magari remeremo con una certa approssimazione e scarso sincronismo. Ma almeno, sappiamo bene dove NON vogliamo andare.

staino

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