La mostra di Van Gogh è una cagata pazzesca

Di solito negli ultimi giorni dell’anno io e mia moglie ci regaliamo una mostriciattola d’arte. Non avendo trovato i biglietti per Caravaggio, abbiamo ripiegato su Van Gogh, pur consapevoli che l’evento non poteva certo essere di altissimo livello. Ma Vicenza è deliziosa, le lucine di natale in Piazza dei Signori fanno tanto cartolina d’antan, il baccalà alla vicentina in qualche ristorantino del centro vale uno scampolo di vita e qualche bel quadro nella incantevole Basilica Palladiana poteva bastare per giustificare la gita.

Vicenza non ha deluso, la mostra sì.

Impossibile avvicinarsi alle opere senza pestare, sgomitare, sudare. Greggi di fedeli facevano muraglia davanti ai quadri, ascoltando le giaculatorie delle guide spirituali che si accavallavano fra loro. Faretti giallognoli illuminavano torrenziali didascalie scolastiche per remigini remissivi. E nessuna vera emozione. Nessun squarcio di bellezza.
Salette stipate di disegni e studi e abbozzi da aspirante artista. Ma di capolavori d’artista, nemmeno il profumo. Io deambulavo comunque divertito, pensando che in ogni caso, nelle salette finali, avrei finalmente assistito a chissà quale miracolo divinatorio. Ma quando finalmente ti sembra di avvicinarti alla possibilità di vedere un qualche Van Gogh maturo, la mostra è finita. Ci sarebbe ancora il film. Ma c’è la coda. Bisogna aspettare una ventina di minuti e… ripieghiamo su Cabernet e Baccalà.

Ora, io faccio anche l’amministratore e capisco che ci sia bisogno di fare marketing spinto e di sfruttare un brand di sicuro successo come quello – per me comunque sopravvalutato – del genio suicida che ha dipinto corvi e girasoli che tutti dicono di amare. E da questo punto credo che l’evento sia stato un successo: i ristoranti erano pieni, gli alberghi forse, la mostra ha incassato, le giovani guide hanno lavorato… Ma, signor Marco Goldin, non ci tratti come gli impiegati di fantozziana memoria che devono per forza inchinarsi – pagando! – all’evento del genio, anche se l’evento è didascalico, scolastico, noioso e privo di una qualche luminosa favilla.

Perché, prima o poi, anche noi piccoli fantozzi ci ribelleremo fino all’urlo liberatorio: la mostra su Van Gogh è una cagata pazzesca!!!

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