Spifferi e correnti

Mi spiace. Ancora una volta.

Sono veramente addolorato nel vedere gli sguardi sconcertati dei compagni (?) di partito (?) quando abbozziamo qualche discussione e non riescono ad incasellarmi in qualche partitica provetta.

Per la mia storia, sarei etichettato come sinistro. Per il mio voto alle ultime primarie, sarei etichettato come renziano. Per il mio vizio di usare in autonomia il cervello vorrei essere etichettato come agatiano.

Ma mi sono un po’ stufato di dover argomentare ogni volta.

E così vorrei partecipare anch’io a queste gioco di correnti. Avere una mia squadra. Mettermi una maglia. Stare finalmente dalla parte di qualcuno per poter rivendicare una qualche spartizione.

Ma non mi va. Non ce la faccio ad essere renziano, per un’atavica allergia al sapor di processione, al gusto dell’incenso, al desiderio conscio di disegnare etici poteri, alla formidabile e sorridente occupazione diologica di ogni anfratto della nostra laica libertà.
Ma non mi va. E non ce la faccio nemmeno ad aderire alla mesta convention della minoranza. Nel teatro un poco rosso e un poco buio che sprizza di retrò. Coi passatisti dalla matita rossa, e lo stratega massimo ancora in prima fila, e un diligente leaderino che snocciola il bignami del pensierino politicamente corretto e perbenista.
Ma non mi va. E ce la faccio ancora meno a prendere in considerazione lo sparuto e un po’ stellato drappello capitanato dall’impavido tardogiovanotto lombardo che marca la sua aristocratica differenza ad ogni spiffero di storia. Anche se capisco, caro Civati, che fare il leader della minoranza della minoranza dev’essere una gran figata!

Insomma: con tutta la mia buona volontà, non ce la faccio proprio ad indossare la casacca di una qualche cordata. Di una qualche corrente. O anche solo di un qualche spiffero.

E così mi sento ancora un po’ foresto a casa mia. Nel mio partito.

E sono tentato – per non sentirmi solo – di fondare una corrente anch’io: la corrente dei non correntisti.

Che, forse, sarebbe la vera idea di Partito Democratico che molti di noi avevano in mente quando lo abbiamo partorito: un partito con mille anime e una sola volontà. Un partito dove soffi, spifferi e correnti spingono tutti nella stessa direzione. Soprattutto ora. Che siamo ad un passo dal riprenderci la storia.

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