La scuola per gli scout

Un gruppo scout della mia (bellissima) cittadina, mi ha fatto un’intervista sulla scuola. Che propongo anche qui…

quali crede che siano gli obbiettivi della scuola? cosa si deve ottenere attraverso l’educazione scolastica?

La domanda richiederebbe una risposta molto articolata, perché naturalmente gli obiettivi sono diversi a seconda del livello di scuola. In termini generali, comunque, si può dire che la scuola – in sinergia con tutte le altre agenzie formative (famiglia, gruppi sportivi, oratorio, parrocchia, amici, eccetera) – serve appunto ad educare, a far crescere la persona (e il gruppo-classe) negli aspetti fondamentali della vita: la ricerca di un senso da dare alla propria esistenza, l’acquisizione critica di un solido capitale culturale, l’appropriazione degli strumenti adatti per diventare cittadini attivi e responsabili, la capacità di inserimento professionale.

Nel suo percorso di apprendimento un ragazzo dovrebbe acquisire:

  • una discreta disinvoltura comunicativa (in italiano e in inglese)
  • solide competenze in matematica, scienza e tecnologia
  • una consapevole competenza digitale (la scuola oggi dovrebbe impegnarsi molto nella media education)
  • convincenti competenze sociali e civiche.

Alla fine del suo percorso scolastico, insomma, un ragazzo dovrebbe essere un buon cittadino, dovrebbe saper comunicare con efficacia utilizzando tutti gli strumenti a disposizione, dovrebbe avere spirito di iniziativa e, soprattutto, dovrebbe aver imparato ad imparare.

è soddisfatto del sistema scolastico italiano o cambierebbe qualcosa?

Non sono assolutamente soddisfatto del sistema scolastico italiano, e quindi – se avessi la bacchetta magica – cambierei molte cose. Intanto farei sparire le medie che sono la vera anomalia del nostro sistema. Lascerei un ciclo primario di 6-7 anni dove i ragazzi acquisiscono le competenze basilari secondo una didattica laboratoriale (improntata all’apprendimento attivo, al costruzionismo e al costruttivismo) senza la frantumazione disciplinare tipica delle nostre medie. Subito dopo i ragazzi, in base alle competenze acquisite (alle loro attitudini e ai loro interessi), dovrebbero scegliere un percorso liceale (di 4-5 anni) che presenti alcune specificità disciplinari (area scientifica, area umanistica, varie aree tecniche).

Abolirei il valore legale del titolo di studio, le bocciature e le rimandature. Alla fine del percorso liceale la scuola dovrebbe rilasciare solo una certificazione delle competenze. La selezione viene demandata in entrata all’Università (o nel mondo del lavoro).

Inoltre andrebbe rivisto tutto il meccanismo di reclutamento degli insegnanti (e dei dirigenti) che dovrebbero in ogni caso essere valutati periodicamente.

Io sogno, insomma, una scuola che insegni a vincere e non solo a partecipare (Don Milani prendeva gli studenti a calci in culo, se necessario), una scuola fatta di studenti e non di scolari, una scuola animata da insegnanti e non da impiegati della pubblica istruzione, una scuola democratica.

E una scuola democratica è una scuola che da a tutti le possibilità di costruirsi un futuro, è una scuola che funziona, è una scuola che fa studiare e che regala ai ragazzi il sottile piacere della sofferenza.

La realtà scolastica di Formigine (con la costruzione di due scuole elementari ) crede sia una bella realtà?

Formigine, oltre ad essere una delle cittadine più belle della nostra provincia, rappresenta anche una delle realtà più avanzate anche dal punto di vista scolastico. Formigine è uno dei pochissimi comuni che nonostante la crisi ha costruito due nuove scuole belle ed antisismiche. E questa è un’ottima opportunità per i nostri ragazzi perché sappiamo bene che studiare in un ambiente confortevole e funzionale è molto più motivante ed efficace che studiare in un luogo poco adeguato. Dobbiamo sempre ricordarci, però, che la scuola la fanno soprattutto le persone (studenti, docenti e personale ata) e che i luoghi hanno un’anima solo se fra quelle pareti si sono costruite esperienze significative e solidi ricordi.

Lei contribuisce con il suo mestiere a migliorare la qualità dell’insegnamento nelle scuole? come?

Io non so se contribuisco a migliorare in qualche modo la qualità dell’insegnamento. Ci provo. cercando di disseminare nell’aria germogli di passione, frammenti di cultura, dubbi critici, competenze. E, soprattutto, operando con l’esempio.

Riguardo alle ultime rilevazioni del’OCSE-PISA e all’importanza che viene data nella formazione fin dalle scuole primarie delle competenze logico-matematiche, non crede si tenga troppo poco conto degli alunni in quanto persone con emozioni e stati d’animo…   La scuola Italiana viene spesso considerata all’ultimo posto rispetto a questi parametri, si parla troppo poco della capacità di inclusione e di integrazione della nostra scuola come nessun altra in Europa, lei cosa ne pensa?

Io sono abbastanza in linea con le aspettative OCSE-PISA. Perché credo che il compito della scuola sia principalmente quello di dare delle competenze vere, solide, efficaci e spendibili. Anche e soprattutto in campo matematico e scientifico in genere. Non sono neanche così convinto che la scuola italiana si distingua per la capacità di inclusione e integrazione. Le statistiche OCSE-PISA (e non solo) dimostrano infatti che il successo scolastico è direttamente proporzionale all’estrazione socioeconomica dei ragazzi. E una scuola che non abbatte di fatto le differenze sociali, è una scuola che ha fallito la sua missione. Certo egualitarismo di maniera ha socializzato il cazzeggio e privatizzato le competenze.

[il figlio del professionista può anche sopportare 13 supplenti di italiano, zero ore di media education (educazione all’uso dei nuovi strumenti digitali), un docente d’inglese approssimativo, ore di educazione  passate a guardare fil o a parlare del più e del meno tanto l’italiano lo impara a casa, l’iPad ce l’ha a casa, l’inglese lo impara a Londra e lo sport lo fa al circolo di papà. È il moderno diseredato – poniamo: l’extracomunitario? – che se l’italiano non lo impara a scuola, il tablet non ce l’ha a scuola, l’inglese non lo pratica a scuola l’educazione fisica non l’impara a scuola… rimarrà diseredato].

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