Adolescenti d’allevamento

Qualche giorno fa i ragazzi del mio liceo hanno programmato una assemblea con tanto di proiezione di un film sul G8 a Genova (DIAZ). Ed è stato un delirio di ragazzine che uscivano dalla sala disgustate, piangendo, vomitando, contorcendosi… Io il film non l’ho visto (ormai guardo solo rassicuranti commedie…). E non mi interessa qui entrare in merito alla eccezionalità delle brutture di quel momento. Ma ancora una volta, pensando agli adolescenti in batteria che stiamo coltivando in allevamenti protetti, mi sono venuti antichi dubbi…

…ci pensavo proprio oggi pensando ai miei figli. alex ha venti anni. luca diciotto. non hanno mai fatto a botte. niente occhi neri. niente sampietrini in testa. niente corse pazze per sfuggire al branco assatanato. niente…

quante volte sono tornato a casa pesto e sanguinante. e mia madre, che non si beveva improbabili storie di cadute in bicicletta, mi pestava ancora senza tante spiegazioni.

ricordo una delle tante volte che mi scazzottai con luciano. io riuscii a pestarlo un po’, ma lui, quasi mi cavò un occhio con un pugno disperato. quando arrivai a casa, mia madre urlò e me le diede di brutto con un bastone (relativamente piccolo e flessibile, però!). non aveva ancora finito che arrivò la madre di luciano a protestare. mia madre la liquidò con veneta saggezza, e poi, mi risuonò ancora un po’.

non c’era settimana nel mio villaggio della bassa dove non si registrasse fra noi mocciosi un qualche atto di ancestrale guerra.

quando il destino volle per me un futuro da studente, mi guadagnai cinque anni di collegio e vari mesi d’iniziazione sadica alla malaeducation. e poi gli scontri coi fascisti, i sampietrini in testa, le occupazioni oziose e i carri armati di bologna.

lo spartano addestramento della scuola ufficiali lo sopportai – a quel punto – con stoico compiacimento.

ci pensavo proprio oggi pensando ai miei figli. non hanno mai fatto a botte. e nemmeno i loro amici, i loro compagni, gli amici dei loro compagni… e non sono sicuro che sia una bella cosa.

perché al di là delle sparate mediatiche sul mediatico bullismo, stiamo cercando di costruire – nelle scuole – modelli di società a rischio zero. ma temo che questo atteggiamento sia pericolosamente illusorio.

una vita senza rischi non esiste. e comunque non è vita. una scuola senza rischi non è scuola. non scuola di vita, almeno.

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