Renzi o Bersani: il tifo sospende la ragione

Mi ero ripromesso di prendermi un weekEnd di pausa. Di distacco dalla diatriba delle primarie. Di fuga mentale in qualche oasi letteraria o familiare. Ma non si può spegnere il pensiero. E poi, non sono riuscito nemmeno a spegnere le radio, le tv, il web… E infine, ho persino ceduto al masochismo di due passi in piazza, davanti alla sezione del PD.

Incontri i vecchi compagni, che ti scrutano delusi perché sanno che non sei stato al comitato per Bersani. E non capiscono. E incontri i nuovi compagni, che ti schiaffeggiano di sorrisi tronfi, per aver assistito sabato all’adrenalinico bagno d’entusiasmo al Carani di Sassuolo, dove Matteo ha dispensato le sue pillole da vecchio avanguardista.

Provi a parlare, a capire, a spiegare. Invano.

Ormai incontri solo amici che tifano, per l’uno o per l’altro. Anzi: contro l’uno (Matteo il berlusconino…) o contro gli altri (i vecchi imbalsamati dal funzionariato di partito…). E appena provi a disquisire (che Renzi dice cose intelligenti, ma non… che Bersani ha tutta la mia stima, ma… che così il partito torna indietro…) ti rendi subito conto che il tuo pensiero è impotente e inascoltato. E dopo un po’ impatti fatalmente nel ghigno di chi ti fa capire che lui sa che se sei indeciso lo fai solo per aspettare di salire a posteriori sul carro di chi vince.

Il tifo ha anche i sui lati positivi. Ed è certo entusiasmante rivedere dalle nostre parti questa novella tempesta d’energia. E i contendenti sono belle persone che comunque vada potranno fare bene alla sinistra nuova.

Ma il tifo sospende la ragione. E può portare pure a squarci dolorosi.

So che per il mio benessere mentale dovrei trovare una divisa. Magari quella che riveste la maggioranza delle sfumature. Ma per una volta voglio provare a resistere, a guardare la partita senza tifare. Sperando che la partita sia leale. E che, dopo essersele date di santa ragione, scapoli e ammogliati si trovino a brindare e a remare di nuovo insieme. Verso un Partito Democratico mai nato veramente, e che veramente dovremo fare.

(la cosa però che mi stupisce è che pare – anche dai sondaggi – che gli indecisi siano ormai pochini. Che tutti abbiano le idee chiare. Che tutti – o quasi – hanno indossato la casacca e inforcato la bandiera. Mi sa, allora, che sono troppo vecchio e che devo rassegnarmi ad autorottamarmi.)

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