Renzi o/e Bersani?

Perché confrontarci civilmente quando possiamo litigare? E denigrare, schifare, mandare a defecare. Non c’è gusto altrimenti. Lo spregio all’avversario è la nostra adrenalina.
Montecchi e Capuleti, Guelfi e Ghibellini, Bianchi e Neri, Interisti e Juventini, scapoli e ammogliati, renziani e bersaniani. Ci si mena e ci si offende. Si sputa, si grida, si vince, si perde.
E si sta di qua o di là, di sopra o di sotto, o coi rossi o coi neri. Guai a non schierarsi, a stare in mezzo, a chiamarsi fuori. Si finisce per avere l’anima triste di “coloro che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo”.

Anch’io come il buon Dante non ho amato mai gli ignavi, coloro che non scelgono e che non pugnano. E non  sopporto chi attende la fine della corsa per scegliere il suo carro. Sono stato anarchico e comunista, gaudente e puritano, divorzista e juventino. Eppure questa volta non mi va. Non ce la faccio. Non ancora almeno.

Bersani o Renzi, Renzi o Bersani, Bersani o Renzi…

C’è qualcosa che non torna in questa storia. Perché non mi pare una bella gara, un macho faccia a faccia, una di quelle sublimi scazzottate da campetto di periferia dove si danno e si prendono ma poi finisce che si va al bar, si beve un bicchierino e si riparte in compagnia.

Questa diatriba invece mi pare l’ennesimo schizzo di atavico divisionismo di sinistra (lo so che magari stai pensando che questa è una cazzata perché tanto Renzi non è manco di sinistra!). Menscevichi e bolscebichi, comunisti e socialisti, diesse e popolari, exdiesse e exmargheriti, renziani e bersaniani…

E anche questa volta, seppur col mal di pancia, da qualche parte dovrò stare.

Confesso allora che di primo acchito a me non spiace troppo il rottamatore fiorentino, con la sua bella chiacchiera toscana, e la camicia giusta, e la simbiosi con l’iPad, e la voglia di strafare, e la leggerezza che gli viene dall’aver potato con disinvoltura tutto il ciarpame sinistrorso di riti e miti ormai privi di vita. Però, quando ci penso a modo, mi dis-turbano almeno un po’ certe sue contiguità coi pargoletti di Giussani e Formigoni, e quella sua voglia di piacere troppo anche oltre i confini di una sana laicità.

E allora, penso che non mi spiace nemmeno zio Bersani, con le sue lenzuolate di buon senso, e il sigaro alla Che, e i piedi ancora saldi nelle officine della bassa… Però, quando ci penso un po’, vedo dietro le sue spalle forti da artigiano la sagoma inquietante del Massimo stratega, e l’eterno infantilismo di Veltroni, e l’igienica morbidezza di Fioroni, e la vetusta litania di Finocchiaro e di tutta quella bella serie di persone – certo per bene – che hanno passato vite intere a voler cambiare il mondo senza riuscire mai a cambiare veramente qualcosa (se non il nome del partito).

E così ricomincio a temporeggiare: Bersani o Renzi, Renzi o Bersani, Bersani o Renzi…

Può darsi che alla fine, per evitare possibili fissioni, uno si turi il naso e finisca per votare il paravento buono di Massimo e Veltroni, della Turco e di Fioroni, della moglie di Fassino e di tutti gli altri cloni dei professionisti a vita di certa politica d’antan.

Oppure potrebbe darsi il caso che in un impeto d’azzardo uno zittisca il cuore e voti infine per il tosco giovanotto da web e da Tv che potrebbe pure rivelarsi il Bill o il Tony de noialtri.

O sperare infine che un giorno zio Pierluigi decida di lasciare a terra il suo cenacolo di ammaccati eroi, prenda a braccetto il nipotino scalpitante e dopo avergli raccontato a modo chi erano i Beatles e Berlinguer, e avergli dato pure qualche scappellotto, in verità gli dica: ehi, non siamo mica qui a pettinare le bambole: diamoci da fare assieme per acchiappare sta vittoria. E per rinfrescare un po’ il NOSTRO partito. Facciamone un partito finalmente aperto, fluido, leggero. Un partito ad orgogliosa e battagliera vocazione maggioritaria. Un partito che non ha bisogno del molisano demagogo. Ma nemmeno del vacuo parolaio re di Puglia. Né tantomeno di accordi sottotraccia con PierFerdy il doroteo. (e di quell’ennesima reliquia di partito socialista, poi, che ce ne facciamo?).

Ma ho studiato e ristudiato Niccolò. E so che questi patetici afflati di romanticheria senile vanno al più presto risciacquati nell’acqua gelida della realtà effettuale. E che alla fine dovrò optare: Renzi o Bersani?

Agati Mario - PD Formigine

Agati Mario – PD Formigine

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